“Orme sulla neve”

 

Una sohardisk-08 Immagine 067sta per sorseggiare un delizioso caffè alla “Caffetteria dei Portici di Franca,” (il caffè è davvero buono e pure il cappuccino, rigorosamente con tanta schiuma) e troverete esposta: “Orme sulla neve.”

L’anno 2013 lascia il ricordo dell’apprezzatissima mostra in montagna a Venaus.

Così, il nuovo anno inizia in montagna, con l’invito di una piccola galleria di Lugano (prevista a febbraio 2014) per una collettiva avente come tema: “Addio bianche montagne ticinesi.”
La mostra prende spunto da una ballata dalle numerose tematiche (esemplare è il rimando al patrimonio culturale della terra di Guglielmo Tell).
Come nella canzone appena citata, consente a questa città di ritagliarsi una dolce presenza nei cuori delle persone che passano. E’ il contesto ambientale in cui è posizionata, sulle dolci rive dell’omonimo e bellissimo lago e dalle montagne del Canton Ticino.

Il concetto di montagna culturale si trova nei suoi abitanti che, in simbiosi con la natura, hanno saputo integrarsi al meglio con l’ambiente.
Per l’occasione, ho preparato un lavoro di tecnica mista e acrilico (50×80 su tela) titolato “Orme sulla neve.”

Una formulazione dell’immagine e la costituzione dell’oggetto (ciaspole per neve fresca) , elemento primigenio per raccogliere tutto quello che è necessario a conosce gli elementi propri dell’uomo e della montagna e reinserirti per giocare con la manipolazione narrativa propria dell’intreccio.

Storica Caffetteria “I PORTICI” via Torino, sotto i portici di Palazzo Mosca a Caselle Torinese, purtroppo c’è poco spazio…

(Le ciaspole utilizzate nell’ opera, sono sicuramente un modello dei primi anni del ‘900, e corrispondono presumibilmente ai tipi usati dai corpi alpini.)

 

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PERCEZIONI NATURALI NELL’ARCHITETTURA MONTANA

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MOSTRA PERSONALE DI STEFANO ROLLERO

“PERCEZIONI NATURALI NELL’ARCHITETTURA MONTANA”   

NEI VIOTTOLI  DI ANTICHE VESTIGIA DELLA FRAZIONE COSTA DI VENAUS

DAL 20 LUGLO AL 31 AGOSTO 2013

FRAZIONE “COSTA” COMUNE  DI   VENAUS (TO)
inaugurazione 20 luglio 2013 ore 18

Un percorso espositivo, con tavole, tecniche miste, tele che evocano e richiamano il rapporto con la natura per vivere nel nostro ambiente serenamente.

Frutto di un affascinante percorso di ricerca personale iniziato nel 2005, la mostra (“Percezione del bosco attraverso una corteccia di albero”) e allestita con la realtà del borgo alpino, nello scenario del quotidiano sforzo dell’esistenza, dello spazio vissuto e che ha fatto vivere e che sta lottando per non scomparire.

L’invito alla visita è  uno stimolo per tutti, è una sosta e una pausa nella vita frenetica quotidiana per fermarsi e pensare. Provare a raccontare ai giovani le virtù arcadiche della vita di montagna, in malga e del lavoro nei boschi.

Ed è proprio nei boschi, più che in ogni altro luogo, che l’uomo del terzo millennio  potrà trovare sé stesso; ma per arrivarci dovrà passare attraverso l’arte e la cultura del paesaggio  per apprezzarli ed amarli.

FRAZIONE “COSTA” COMUNE  DI   VENAUS (TO) – Italy

Come tutta l’area alpina, la frazione Costa  ha subito il fenomeno dello spopolamento, iniziato con l’emigrazione di fine ’800 e proseguito negli anni del boom industriale. La scommessa  di oggi è potenziare le  attività volte al turismo, che non è più caratterizzato dalla villeggiatura sul lungo periodo, bensì da permanenze brevi, spesso legate a eventi o attività sportive, culturali, o a momenti di full immersion nella natura, fortunatamente ancora incontaminata.

Sarà un percorso espositivo, con tavole, tele che evoca e richiama il rapporto con la natura per vivere serenamente l’ambiente. Il “nostro intorno”, un luogo per vedere gli antichi colori della creazione, i segni dell’uomo dall’epoca romana e medievale, tra vicoli e garbate soluzioni architettoniche, portali, piccoli balconcini o mensole, che vivacizzano angoli e piccoli scorci che fanno sentire lo scorrere dei tempi nel tessuto delle pietre. Una mostra con un legame con la realtà del borgo alpino che abbraccia e che si lascia amare come le persone di questi luoghi, ospitale  e cordiale, che evoca il fascino di tempi andati, ma che esige rispetto per la sua possanza, libera, non imbrigliata.

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“Natural Perceptions in the mountain architecture”

 

Personal exhibition

By Stefano Rollero

 

In the ancient country lanes of hamlet Costa of Venaus

 

From the 20th of July to the 31st of August 2013

 

Hamlet “Costa” of Venaus Borough

 

A journey exhibited with panels, mixed techniques, canvas. They evoke and recall a relationship with Nature which allow us a serene immersion in the environment. 

This exhibition was born out of a fascinating journey of personal research which begun in 2005,

(Perception of the Woods through the berks of a tree), and created with the vision of the reality of an Alpine village, showing the daily effort of life, and of the lived in environment which helped life and which now fights for survival.

 

The invitation to come and see this exhibition wants to be a stimulus for everybody and a pause in our frenetic every day life to stop and think, to try to tell our young generation about the arcadian virtues of mountain life, also life in Alpine huts and working in the Woods.

It’s in the Woods, more than in any other place, that the third Millennium man will be able to find himself, but he can achieve that through art and environmental culture to better understand and love these. 

 

 

Directions

Motorway A 32

(Torino-Bardonecchia)

Exit Susa

Follow the directions to Venaus

 

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“Ipazia una donna dalla storia infinita”

Nonostante siano trascorsi più 1600 anni dalla sua tragica fine, di Ipazia, straordinaria figura di donna ed intellettuale, uccisa nel IV secolo ad Alessandria d’Egitto, si continua a parlare e discutere.

Per questo, le Associazioni Culturali e Artistiche : Armònia,  Gruppo Pittori dello Scalo, Altatensione Teatro, Due Fiumi, in collaborazione con la Fondazione Esperienze di Cultura Metropolitana, la Biblioteca Civica Multimediale Archimede di Settimo Torinese

Presentano la Mostra:

 “Ipazia una donna dalla storia infinita” a Settimo Torinese
 (2-24 marzo 2013)

Ecomuseo del Feridano  Via Ariosto, 36/bis Settimo torinese.

inaugurazione: Sabato 2 Marzo ore 17,30

Relazione critica e presentazione di Valeria Massa e Antonio Zappia.

Espongono: Quinto Airola,  Laura Antonietti, Carla Bersciano, Giovanna Carà, Giorgio Baroni, Dario Benedetto, Carla Bresciano, Giorgio Esposito, Alessandro Fioraso, Mario Mondino, Berbara Penna,   Gabriella Bretz, Ivan Cambiolo, Stefania Carollo, Ernesto Cosenza, Antonio Favara, Alessandro Fioraso, Rosa Gattuso, Tiziana Impellizeri, Francesco La Porta, Francesca Mancuso, Mirandolina, Mario Mondino, Franca Valeria Olivieri, Alessandro Paliddo, Barbara Penna, Esterina Pereno, Salvatore Piazza, Marcello Pisano,  Proci Mauro, Antonella Di Piero,  Michele Privileggi, Stefano Rollero, Chiara Salvini, Giusy Romano, Ada Sgrò Falcombello, Claudia Tafuni, Claudio Zanni, Rosalia Zutta.
La mostra, dopo il successo della prima tappa espositiva  tenutasi lo scorso anno a Caselle Torinese nei locali nuovi di via Basilio Bona,  giunge a Settimo presso “l’Ecomuseo Feridano” con oltre 30 lavori tra cui olii, acrilici, acquerelli, tecniche miste, collages, fotografie, ma anche terrecotte e sculture in metallo.

Il passo obbligatorio è legato alla caratteristica 
architettonica  dell’Ecomuseo del Freidano, dove sono esposte le testimonianze delle vicende storiche che hanno plasmato il territorio Settimese caratterizzandone la cultura materiale del luogo stesso.

Le  sale espositive sono collocate al secondo piano  interessato da numerosi tratti architettonici che, dal punto di vista della sequenza espositiva, grazie ad un allestimento  di  sculture, foto e quadri comunica al visitatore un messaggio di immediatezza insito nel processo ideativo.

 

Orario mostra:  visitabile di sabato e domenica, con orario 15-19
Informazioni:  3384155261 museo: 0118028532-509 E-mail armoniarte@libero.it

Segue  Giovedì 7 marzo, ore 20.45, Sala Primo Levi della biblioteca di p.zza Campidoglio, “Convegno su Ipazia e il Cristianesimo delle origini”.

Interverranno: Don Paolo Mignani, parroco di Mezzi Po; Anna Iaccheo, studiosa della cultura al femminile e di Ipazia; Valeria Massa, attenta studiosa delle tematiche al femminile; Silvio Bertotto, scrittore e storico.  Coordina l’incontro Antonio Zappia.

 Il 15 marzo alle ore 21, 30 presso l’Ecomuseo del Feridano  appuntamento con il teatro e poesia : “INCURSIONI TEATRALI E POETICHE”
A cura delle Associazioni
Altatensione Teatro, Due Fiumi.

 

Partecipare a questi prestigiosi eventi significa non solo avere la possibilità di vedere opere artistiche di buon livello, ma anche partecipare alla conoscenza diretta di Ipazia la quale viene ricordata, ancora oggi, come la prima matematica della storia nonché inventrice dell’astrolabio, del planisfero e dell’idroscopio;   ha rappresentato inoltre la “l’icona della scienza al femminile” per più di un millennio in quanto per trovarne altre, come Maria Agnesi  e Sophie  Germain, bisognerà  attendere il Settecento.

Si tratta dunque di un’opportunità unica che verrà offerta a tutti voi!

In comune abbiamo l’amore per l’arte, la  poesia e teatro, il desiderio di far conoscere soprattutto ai giovani  l’insegnamento dei valori umani e civili sui quali si fondano le società  democratiche.

 

Come arrivare a Settimo Torinese:
Linea suburbana (Porta Susa Torino n. 49 e n. 51
Linea ferroviaria Torino – Chivasso – Milano
Linea ferroviaria Canavesana
Autostrada To – Mi (uscita Settimo Torinese)
SS 11
Superstrada Torino – Chivasso (uscita Settimo Torinese)      
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NEL SEGNO DI IPAZIA
Arte, filosofia e cristianesimo dei primi secoli

Alessandria d’Egitto è sempre stata un simbolo di città illustre per la sua architettura e per la sua celebre biblioteca di inestimabile valore.
Qui, intorno al 370 d.C., nacque Ipazia e vi morì tragicamente nel 415. Figlia del filosofo e astronomo Teone, Ipazia divenne una sapiente filosofa di quella scuola neoplatonica che, con la mediazione dei filosofi greci, diffuse i primi semi della sapienza divina in tutto il resto del mondo.
Ipazia insegnava sulla pubblica piazza e introduceva i suoi allievi alla matematica, all’astronomia e alla filosofia, spiegando a chiunque volesse ascoltarla Platone, Aristotele e le opere di altri filosofi.

Amata, per questi motivi, da gran parte della sua città, tanto che le persone che si prendevano carico delle pubbliche questioni erano solite recarsi prima di tutto da lei.
Si ritiene che anche per questo nacque il contrasto con il vescovo e patriarca di Alessandria, Cirillo, che si vuole come l’artefice della sua morte. Infatti, come scrive il filosofo Damascio, «il vescovo era a capo della setta avversa»: con Ipazia collocata dalla parte pagana e il vescovo, ovviamente, da quella cristiana.
Avvenne così che la filosofa, mentre una sera rientrava a casa dopo una sua pubblica apparizione, fu attaccata e uccisa brutalmente.
Un’infamia alla ragione e al sapere, compiuta dal fanatismo religioso che nulla aveva a che fare con il sublime messaggio di Gesù Cristo.

Con la morte di Ipazia sparirono pure i suoi scritti. Tutto quello che si ha di lei è stato tramandato dagli studiosi e dai suoi discepoli, tra i quali il suo più importante allievo, Sinesio di Cirene.
La filosofa viene oggi riconosciuta come eroina protofemminista e come martire della libertà di pensiero, ma paradossalmente il vescovo Cirillo nel 1882 è stato proclamato santo.

Dal richiamo di questa icona del sapere in una cornice artistica a tema si svolgerà, giovedì 7 marzo ore 20.45 nella sala Primo Levi della biblioteca, un convegno su Ipazia e il cristianesimo delle origini con relatori di prestigio: Don Paolo Mignani, parroco di Mezzi Po; Anna Iaccheo, studiosa della cultura al femminile e di Ipazia; Valeria Massa, attenta studiosa delle tematiche al femminile; Silvio Bertotto,  storico, scrittore e giornalista.

Antonio Zappia
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Immagine

Foto allegata: “Omaggio ad Ipazia” tecnica mista 60×60 – 2013 di Stefano Rollero.
Non ci sono ovviamente dipinti che ritraggono Ipazia ai suoi tempi, ma la sua leggenda è così affascinante che è romantico immaginare una tale figura femminile in quell’epoca così lontana, una donna matematica e filosofa, di cui sa così poco da rendere il suo profilo tanto evanescente quanto magico.

L’immagine più nota e lontana nel tempo è rappresentata nel celebre  affresco Raffaello Sanzio, “La scuola di Atene” conservato nella Stanza della Segnatura nei Palazzi Vaticani di Città del Vaticano.

L’affresco rappresenta dei celebri filosofi antichi intenti nel dialogare tra loro, all’interno di un immaginario edificio classico. Venne commissionato da papa Giulio II.

Unica donna della scena, sulla sinistra, è la matematica d’Alessandria Ipazia, che sembra anche essere l’unico personaggio con cui l’osservatore possa entrare in comunicazione: nessun altro infatti volge lo sguardo verso di lui. Se si rammenta che Ipazia fu massacrata da un gruppo di monaci cristiani invasati e che il dipinto è sito in un palazzo del Vaticano, interpretazioni diverse possono darsi di questa peculiarità.

Bisogna poi aspettare il 1885 quando il pittore Charles William Mitchell raffigura la filosofa greca nuda di fronte all’altare di una chiesa cristiana nei momenti che precedono il suo assassinio.

La passione di molti altri artisti hanno poi nel tempo, omaggiato la filosofa.

Il mio lavoro, dedicato ad Ipazia è da intendersi come la figura della stessa stilizzata in ombra, che emerge dal ruvido fondale, una sorta evocativa e che in una mano trattiene un antico carteggi ed il compasso.

In primo piano, l’astrolabio, strumento costruito su indicazioni di Ipazia per la  conoscenza astronomica.

               

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Apriamo l’anno che sta per cominciare con speranze..

ImmagineSiamo in mezzo a due correnti opposte che formano la cultura del mondo di oggi: la corrente che globalizza la nostra realtà e quella che conserva le nostre diversità, le nostre unicità, e irripetibilità.
Nessuno si libera da solo.
Nessuno libera un altro.
Ci si libera tutti insieme.
Buon Anno a Tutti !!!!

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Giovanna Melandri e le contraddizioni di un Paese senza rigenerazione…..

Il mio punto di vista….

La decisione del Ministro Ornaghi, di nominare presidente della Fondazione del Maxxi, il museo dell’arte contemporanea del XXI secolo, Giovanna Melandri è a dir poco sconvolgente…

Oggi come ieri (anche con il governo di tecnici in pratica un paravento ) i partiti continuano a mettere in pratica la logica spartitoria, il solito bieco esempio di lottizzazione e del tentativo di rimanere avvinghiati a tutti i costi con nomine su base di amicizie,

su consigli del padrino di turno, parentele, correnti.La Melandri sapeva di essere rottamata o trombata (termine usato per indicare la non elezione ) alle prossime elezioni politiche, quindi si poneva un problema di poltrona, il problema è solo politico, le competenze sono inutili quisquilie….

Giovanna Melandri, da 18 anni in Parlamento , ex ministro per i Beni e le attività culturali nei due governi D’Alema nel 2001, ha avviato il cantiere del MAXXI, progetto ereditato dal precedente ministro dei Beni Culturali Veltroni, che ha contribuito alla scelta di Zaha Hadid, insieme all’allora Sovrintendente Sandra Pinto, come artefice del gigante del XXI secolo, senza riuscire a tagliarne il nastro il 28 maggio 2010.

Cosa dice la Melandri?
Anzi come giustifica e difende con i denti la sua nomina?
La signora Melandri, dichiara: il Maxxi è nato su mia iniziativa!! Ergo, il Maxxi è suo!!

Quali sono le credenziali della Melandri?
Quale selezione e curriculum fa la differenza?

Bisogna dire subito che la Melandri di arte contemporanea non capisce una mazza!!!

E’ laureata in economia e commercio, non si è mai occupata del mondo dell’arte e del management culturale, non ha mai svolto l’attività di curatore o senior curator o direttore artistico, non ha mai pubblicato scritti sul tema dell’arte.

Il buon senso vorrebbe alla guida di enti così importanti persone dotate di prestigio culturale e competenza in materia, giovani capaci e preparati con un curriculum nel mondo dell’arte contemporanea, giovani senza privilegi, con tanta gavetta, laureati col massimo dei voti, con tanta esperienza e merito in ricerca, che affrontano il mondo del lavoro intellettuale con vigore e determinazione.

Dimenticavo un tassello importante, questi giovani emigrano, vanno tutti all’estero dove le opportunità sono realtà….

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XVI edizione del Premio di Scultura Cesare Pavese

Una significativa rivisitazione plastica dell’opera Pavesiana sarà presentata nell’ambito  della XVI edizione del Premio di Scultura Cesare Pavese con il seguente tema: “Luoghi, Personaggi e Miti Pavesiani”.

 

Edizione del premio nazionale dedicato allo scrittore di Santo Stefano Belbo.

L’iniziativa, coordinata dal Prof. Luigi Gatti e Massimo Parodi, rispettivamente presidente Cepam e vicepresidente, raccoglie ogni anno ampi consensi da parte degli artisti, che indagano l’opera di Pavese estrapolandone nuovi stimoli, in un felice connubio tra letteratura e arte.
Gli scultori che partecipano  alla rassegna sono  provenienti da diverse regioni italiane e da diversi paesi stranieri, a testimonianza di come la poetica di Pavese continui a destare interesse non solo in ambito letterario, ma anche artistico, dove nelle diversificate accezioni di stile gli autori producono ripercorrono luoghi, miti e personaggi pavesiani.

L’edizione di quest’anno riserverà un omaggio allo sculture Franco Garelli con una personale.

Un’apposita Commissione, formata da noti artisti e critici d’arte, giudicherà insindacabilmente sull’attribuzione dei premi in palio.

 

Le opere rimarranno esposte dal 30 settembre al 28 ottobre 2012, giorno della premiazione fissata per le ore 15,00.

Fondazione Cesare Pavese con sede nella casa natale dello scrittore.

 

Via Cesare Pavese, 20
12058 Santo Stefano Belbo (CN)
info: 0141/840990 – 844942

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LA LUNA E I FALO’

32cm x  10cm – 2012
Scultura di Stefano Rollero
Questo lavoro è stato  realizzato con oggetti da recupero, scorie di bronzo saldate, legno e fibra di juta.

Mi sono ispirato al romanzo La luna e i falò.  In senso metaforico descrivo la rappresentazione del rapporto tra  il  messaggio etico e la forza d’animo..    La memoria e ricordi, tracce del passato ormai  fossilizzate in un ramo d’albero quale valore tautologico(discorso che per altro si traspone all’essere umano:

“quello che sei e quello che eri”

 La luna come simbolo delle stagioni e della solitudine, la perdita delle illusioni,  il coraggio e la forza di abbandonare la terra di origine con decisione slanciata e fuggente, come un’ala che si apre al vento..

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Anch’io voglio ricordare Emilio Salgari, il grande scrittore torinese, oggi avrebbe compiuto 150 anni!!!

Lungo Po, ponte Sassi

La popolarità  di Salgari è legata ad una incredibile produzione romanzesca, con ottanta opere  distinte in vari cicli avventurosi, con altrettanti personaggi di successo immersi in contesti storici accurati (Sandokan, Yanez de Gomera e il Corsaro Nero), diventati poi i pilastri dell’immaginario collettivo giovanile di varie generazioni.

Salgari fa parte del silenzio e l’insolito di Torino.

I luoghi del silenzio sono tanti, ed è legato al suo vivere che si può fare la passeggiata più nostalgica, addirittura lungo le rive del Gange.

Il suo sogno comincia al ponte Sassi e finisce alla Madonna del Pilone, dove Salgari consumò i suoi ultimi anni, tormentato dai debiti e dalla fatica di scrivere …

Si stenta a credere che questo luogo lungo il Po così ordinato e sabaudo fosse la giungla di Tremal Naik …

 

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