L’artista Torinese Pippo Ciarlo ci ha lasciati.

Ricordo del critico Angelo Mistrangelo nella chiesa di Gesù Nazareno di via Duchessa Jolanda.

PIPPO CIARLO: INSEGNANTE E PITTORE.

A cinquant’anni dalle prime esperienze artistiche, il percorso creativo di Pippo Ciarlo si è interrotto nella notte del 21 novembre, in una Torino dove ha svolto un’intensa e poliedrica attività tra insegnamento e pittura.

Nato nel 1949, si è diplomato nel 1968 al Liceo Artistico di Savona ed ha mattraversato i movimenti del secondo Novecento e del primo decennio del nuovo Millennio con una ricerca simbolico-surreale, con un discorso, segnato dal colore,
proiettato verso nuovi approdi conoscitivi.

Le sue opere appaiono permeate da un senso di sottile inquietudine, dal fascino di figure risolte tra sogno e ricordo, da quelle sensazioni che presiedono alla formulazione della rappresentazione.

Il suo studio era un punto d’incontro e riferimento per allievi, amici, ospiti stranieri, modelle.
Libri, poster, cavalletti, tubetti di colore, pennelli erano presenze indistruttibili, documenti di una quotidianità interpretata secondo una propria e interiore idea di libertà.

E lo si poteva vedere in bicicletta nei pressi di piazza Benefica con l’immancabile sigaretta, con il sorriso di chi amava incontrare i compagni del lungo viaggio della vita.

Insegnante di Disegno e Storia dell’Arte nelle scuole pubbliche e, dal 1984, presso i Centri di Attività Sociali (CEDAS), si era anche dedicato alla scultura, fotografia, disegno umoristico, mentre ha collaborato come consulente con la Kinder Ferrero e illustrato una guida per ragazzi «La Biblioteca di Apopi» per il Museo Egizio di Torino. Nel 1979 ha fondato l’Associazione Gilgamesch e, in seguito, il Gruppo GIL, con il quale ha instancabilmente organizzato rassegne e collettive d’arte figurativa.

Nel 1988 espone all’Art Expo di New York.
Del 1994 è l’importante mostra antologica «Pippo Ciarlo, trent’anni di Ricerca nel Segno del Fantastico», allestita al Museo dell’Automobile di Torino, che ha contribuito a fissare gli aspetti e i momenti significativi del suo lavoro.

Pippo Ciarlo è scomparso di notte nell’attesa dell’alba, dei colori del
giorno e delle stagioni.

E sono i colori di un racconto per immagini che emerge dalle sue parole: «Chi come me, preferisce lavorare di notte, conosce la magica «ora del lupo»: il momento in cui la notte non è quasi più notte ed il giorno deve ancora svegliarsi del tutto. E’ uno spazio di tempo in cui tutto può accadere, si accende il cervello e le mani si muovono veloci, la mente viaggia attraverso mille mondi. Il posto si trasforma: diventa alambicco e crogiolo dove io, spirito e materia, faccio alchimia di me stesso».

Angelo Mistrangelo.

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P.S.
Pippo è stato un grande artista senza regole, svincolato dalle convenienze e più ancora dal mercato artistico “ufficiale” la sua libertà di fare dovuta alla grande competenza ed esperienza, e poi umiltà, sensibilità e amicizia, qualità che ha impreziosito tutti quanti l’hanno conosciuto.

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Informazioni su stefano rollero

Rollero Stefano (Caselle Torinese, 16 Marzo ) è un pittore italiano autodidatta. Sempre ancorato al suo umile fare, orgoglioso di essere nato autodidatta, basti pensare ad esempi decisamente incoraggianti come: Giovanni Anselmo, Troubetzkoy, Mario Schifano, Emilio Vedova, Massimo Campigli, Basquiat Jan Michel, Balthus, Catlin Georg, Bacon Francis, Coubert Gustave, Henri Russeau, Tàpies Antony, Cucchi Enzo, per citare alcuni maestri del '900. Si è avvicinato alI'arte alla fine degli anni settanta, negli anni '90 partecipa attivamente con il gruppo del Maestro Pippo Ciarlo di Torino a progetti tematici. Concretizza e perfezziona la sua tecnica, tant' è che il suo maestro durante una sua personale nel settembre `96 organizzata dall'assessorato alla cultura di Rivarolo scrisse: "Rollero rappresenta per noi un "fenomeno" in un triste panorama artistico in cui gli "improvvisatori - improvvisati" pullulano "creando" autentiche banalità, trionfi della loro ignoranza e della preparazione tecnica e culturale più che elementare; da questo squallore emergono rarissime figure che, pur non avendo scuola o particolare preparazione riescono con un lavoro serio, umile ed intelligente, a fare cultura. Il nostro artistica ha, evidentemente, doti innate che è riuscito a coltivare ed affinare fino ad esprimersi in modo solido e maturo. Lavorare con collage e decolage è difficilissimo poichè l'ovvio, il banale, sono sempre in agguato, ma Rollero traduce con molta serietà, in modo sensibile e vivo, gli stimoli culturali, gli eventi, le occasioni visive in una ricerca appassionata in cui i frammenti, i flash, i momenti, come appena usciti da un grande caos, ritrovano una precisa collocazione e un preciso significato. A volte ironico, a volte testimone severo degli eventi della nostra epoca, altre volte lucido o feroce o stupito, Rollero si evolve continuamente, assoluto padrone di un linguaggio vivo e coinvolgente" ________ Innumerevoli le sue partecipazioni a mostre collettive, eventi, convegni. Dalla sua arte del collage e décollage evocativo, approda con opere totalmente dipinte, dal forte riporto materico ed esistenziale, un ampio linguaggio, con il quale concretizza la sua notevole creatività spaziando liberamente attraverso la sintesi dell'elemento naturale e di quello mentale. Un'arte dunque per la filosofia, la storia, le evocazioni che le opere di Rollero sanno trasmettere, richiamare, anticipare e catturare il numeroso pubblico di appassionati ed estimatori dell'arte contemporanea. (Antonio Zappia) _____________ Stefano Rollero non passa certo inosservato, nè intende fare alcuna cosa per esserlo. E' narcisista (nell'accezione positiva del termine) come in parte è ogni Artista che ha faticato per ottenere qualcosa dalla sua pittura (e non si tratta qui certamente di denaro). E' accentratore ed egocentrico poiché i suoi lavori richiamano prepotentemente l'attenzione: sia che al visitatore piacciano o non piacciano essi sono sono, comunque, fonte di interesse, di discussione e di critica. Del resto la sua storia artistica, il suo lavoro nel corso degli anni gli concedono di essere così come è e, così, piace. (F.Lucertini aprile 2009)
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